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Iscritto: 1/28/2009 Messaggi: 859
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Citazione:Il rapporto Gallo (INI 2009/2178) sulla “imposizione dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno” è il sunto rimasticato della serie di proposte che da anni l’industria del monopolio intellettuale reitera, in una spirale apparentemente infinita. Supportato dalla relatrice, MEP Gallo, e dalla MEP McCarthy, tristemente nota per aver portato avanti il naufragato progetto dei brevetti sul software, il rapporto è una proposta di risoluzione presentata al Parlamento dal Comitato JURI.
Non c’è praticamente nulla di salvabile nel rapporto; come scrive La Quadrature du Net, si tratta di una “caricatura del dogmatismo concernente il copyright e i brevetti”. Vediamo i punti salienti:
- si incoraggia la Commissione a concludere con successo i negoziati su ACTA. Ci chiediamo come sia possibile includere in una risoluzione del Parlamento un riferimento positivo ad un accordo i cui documenti sono sempre stati negati ai parlamentari. Una simile assurdità non può non far sospettare che questa richiesta sia stata “suggerita” da coloro che hanno interessi in gioco e che conoscono ACTA (fra questi, ricordiamo i 42 esponenti di varie industrie interessate al monopolio intellettuale e che hanno accesso completo ai documenti);
- si chiede alla Commissione di proseguire nel processo di esportazione delle leggi dell’Unione sulla proprietà intellettuale verso paesi terzi tramite accordi bi o multilaterali, un chiaro riferimento all’accordo UE-Korea che dovrà essere votato dal Parlamento nelle prossime settimane (torneremo prestissimo sull’argomento), o a quello UE-Canada;
- si mischiano violazioni molto diverse, giungendo addirittura a confondere di fatto la contraffazione dei beni fisici con il file sharing online privo di scopo di lucro, nonché la contraffazione dei farmaci con la violazione dei marchi dei farmaci, in una manovra che fa parte della strategia più generale di limitare la diffusione dei farmaci generici (che come sappiamo bene ormai da anni non solo non sono pericolosi, ma sono benefici, anche economicamente, per i consumatori); occorre notare che l’industria dei farmaci generici può sopravvivere proprio perché offre prodotti di qualità e affidabilità assolutamente identiche a quelli dei farmaci non generici – qualsiasi dubbio in proposito provocherebbe il crollo delle vendite dei farmaci generici;
- ci si rivolge direttamente ai provider di Internet affinché essi si accordino con i detentori del copyright per trovare soluzioni alle violazioni online, allineandosi pedissequamente ad una strategia globale perseguita dalle major dell’intrattenimento – e analogamente a queste, si “minaccia” che se questi accordi non dovessero essere raggiunti volontariamente, allora la Commissione dovrebbe legiferare per imporre gli accordi volontari;
- si richiede che la direttiva 2004/48/EC (IPRED) venga emendata oppure che sia fatta una nuova proposta (probabile riferimento per lo scongelamento di IPRED-2 e per la revisione della direttiva sul commercio elettronico che garantisce ai provider lo status di mere conduit e assicura il buon funzionamento di Internet) per tener conto delle esperienze legislative degli Stati Membri: una richiesta per preparare il campo a livello europeo ad ACTA che è del tutto incompatibile con il quadro legale dell’Unione e per favorire misure draconiane come quelle attualmente in analisi nel Regno Unito;
- si propone un sistema “educativo” tramite campagne mirate per far capire ai bambini quanto sia sbagliato e pericoloso condividere file online;
- si individua nel progresso tecnologico il motivo principale delle violazioni del copyright.
Questo rapporto non solo manca totalmente di un approccio bilanciato per i consumatori e per i diritti dei consumatori, ma suggerisce che i consumatori debbano essere educati e supervisionati dai legislatori sui limiti che i legislatori stessi vorrebbero imporre al comportamento effettivo dei cittadini.
Il rapporto mescola ed equipara infrazioni completamente diverse, come la contraffazione dei beni materiali e la condivisione on line di file digitali che i cittadini fanno nel loro tempo libero e senza alcuno scopo di lucro: se l’Unione vuole davvero elaborare una strategia coerente e consistente per il mercato interno e adeguata alla tecnologia, è ora di porre fine sia a tali confusioni, propagandate ad arte da pochi soggetti dell’industria del monopolio intellettuale, sia all’atteggiamento tecnofobo che trasuda da diversi passaggi del rapporto.
Inoltre, il rapporto si basa su una serie di assunzioni che alla luce degli studi scientifici attuali appaiono insostenibili: prime fra tutte, il fatto che le piccole e medie imprese possano essere economicamente avvantaggiate da un’imposizione più forte del monopolio intellettuale, e che la condivisione dei file senza scopo di lucro su Internet arrechi danni gravi al mercato interno.
Infine, appare quanto meno discutibile la manovra di voler adeguare il quadro legale dell’Unione ad un accordo di cui ufficialmente non si conosce il contenuto, per fare in modo che quando quell’accordo verrà svelato e si tenterà di farlo passare come atto compiuto, si possa dire che esso è accettabile perché va proprio nella direzione auspicata. Non appare un caso che poche settimane fa il Commissario Barnier, un altro francese come la MEP Gallo ed ex ministro di Sarkozy, parlando di ACTA dichiarò che è necessario adeguare il quadro legale europeo.
Difficile fare proposte di emendamento in quanto i problemi sono radicati ed estesi a tutto il testo: il rapporto va rigettato per intero. Auspichiamo che il Parlamento Europeo sappia agire negli interessi dei cittadini che rappresenta.
Luigi Di Liberto & Paolo Brini articolo tratto da movimento scambioetico.org
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