da articolo , percio' alcune persone si informino prima di dire che non è vero.
http://www.e-duesse.it/E...BBIAMO-ANCORA-ASPETTARE "leggetelo pure qui"
Francia, Svezia, Regno Unito, Olanda, Germania, Spagna. Non sono Paesi molto distanti da noi. Sono nazioni che però, oggi, appaiono lontane anni luce dai nostri confini. Perché? Semplice, perché hanno potuto trovare nelle Istituzioni un partner fattivo nella lotta alla pirateria audiovisiva. Chi più, chi meno, queste nazioni hanno già avuto modo di raccogliere dei risultati perché l’esecutivo ha messo la lotta alla pirateria come una delle priorità favorendo (anche in Spagna, come trovate nel nostro servizio esclusivo all’interno di questo numero) la cooperazione con gli Internet Service Provider.
Non c’è soltanto Sarkozy che si impegna contro il file sharing e sfida l’impopolarità, combattendo anche contro la “lobby della privacy”; ci sono rappresentanti della politica di diverse nazioni del Vecchio Continente che hanno dato segnali concreti. E il mercato, pur nelle oggettive difficoltà, dimostra di rispondere. Tutto questo manca in una nazione fortemente colpita dalla pirateria come l’Italia, nel quale lo sforzo degli addetti ai lavori viene vanificato da una inspiegabile distanza e un ingiustificato immobilismo del Palazzo. La costituzione del Tavolo antipirateria coordinato da Mauro Masi, e le susseguenti audizioni con le associazioni di inizio anno, sono a un punto morto. È scandaloso. Nel frattempo il mercato, soprattutto il rental, è aggredito in modo feroce dal p2p. Il calo del noleggio è da diverso tempo del 20%, anno su anno, e la causa è quasi unicamente la pirateria via Internet. I servizi legali concorrenti on-line non rappresentano certo una minaccia (complice forse anche la grottesca vicenda della Banda Larga); numeri alla mano il servizio via Web più organizzato ed efficiente Film is Now viaggia su una media di 1.200/1.500 download al mese... Sarà pur vero che il consumatore è “più distratto”, ma non nascondiamo il vero problema. Che nasce anche dall’inesistente sensibilità della politica, risultato di una rappresentatività debole del nostro settore presso le Istituzioni. Auspichiamo che il rinnovato impegno di Univideo e Fapav e, perchè no di Anica, possa rimettere a tema sull’agenda politica la gravità del fenomeno e la sua incidenza in termini economici. Ma alla fine la domanda resta: cosa dobbiamo ancora aspettare per avere una risposta vera a questo gravissimo problema?
ALLORA DITEMI, PERCHE' NOI ASPETTIAMO ANCORA???
NON COMINCIATE CON STE CAVOLATE DELLA PRIVACY PREGO.